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Le disabilità ed il cinema sono una combinazione molto adoperata nella cultura degli ultimi decenni.
I motivi sono vari: innanzitutto il cinema è uno dei canali principe per la rappresentazione della disabilità, e questo grazie al potere delle immagini capaci di dare spazio agli elementi centrali del sistema comunicativo della disabilità: il corpo e la parola, non quella verbale ma come segno portatore di senso della persona disabile. Le disabilità sono vissute come o-scene, e cioè fuori dalla scena del rappresentato e del rappresentabile. Il cinema, che è una delle piattaforme che grazie alle scelte dell’uscente giunta regionale, ha trovato giuste locations in Puglia, regione per anni ignorata dal mondo della cinematografia nazionale, è quindi uno dei sistemi più importanti del mondo della informazione, dell’immagine, della comunicazione culturale e sociale. Il secondo motivo è di ordine, potremmo dire, culturale e didattico. La disabilità che si scioglie dal primato della riabilitazione e della assistenza e diviene oggetto di riflessione culturale: pittura, cinema, letteratura, teatro, musica ed il loro rapporto con il tema della disabilità e della presenza di artisti disabili. Poi l’aspetto didattico: l’utilizzo del film per parlare della tematica, occasioni per far ciò possono essere la rassegna cinematografica o la semplice serata, attraverso il duplice binario del film realistico, con personaggi disabili protagonisti (figli di un dio minore, per intenderci) o di quello metaforico in cui dolore e diversità vengono affrontati attraverso allegorie. E ancora il collegamento del film sulla disabilità con gli altri filoni classici che evocano il diverso, l’alieno, l’attrazione/repulsione per chi è contemporaneamente uguale e altro da noi; fantascienza, horror, fantasy, per certi versi il giallo. Largo spazio ha trovato il tema della disabilità nel cinema odierno, ma alcune perplessità sorgono nel momento in cui, a volte, non si riesce a distinguere bene se risulta più importante la novità, lo strumento o la qualità del film. Nella speranza che oggi il cinema possa essere indifferentemente per tutti, e che non si crei una forma di cinematografia ghettizzata possiamo definirci soddisfatti quando vediamo eventi come questo che stiamo presenziando organizzato da Comune, Provincia, Arci ed Ens e che renderanno fruibili a tutti, film la cui diffusione nessun impedimento deve limitare. In cinque appuntamenti si articolerà il cineforum nato da un’idea voluta da alcuni soci ARCI “Il Ponte”, incontri a cui seguiranno dei dibattiti creando un momento veramente democratico, grazie all’utilizzo di strumenti, quali la sottotitolatura dei film e la presenza di interpreti LIS e ripetitori, a dimostrazione che spesso è questione di volontà e che le barriere peggiori non sono architettoniche. Proposto da: Marta Teresita Galeota Vice Presidente del Consiglio Provinciale
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