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Domenica 15 Marzo 2009 17:44 |
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L’articolo 32 del Testo Unico degli Enti locali, D.L.vo 267/2000, definisce le unioni di comuni in maniera sintetica e precisa.
L’unione di comuni si costituisce fra due o più comuni contigui per esercitare congiuntamente una molteplicità di funzioni di competenza dei comuni stessi. Quindi le unioni fra comuni rappresentano un senso d’attivismo e d’innovazione, insomma sì da l’impressione, all’opinione pubblica, di voler fare qualcosa che va oltre il campanilismo; un processo che accresce l’identificazione di una classe dirigente dando il senso, da chi è stato votato, di pensare al futuro per il bene collettivo e della propria comunità. A fronte di queste riflessioni di carattere positivo, la situazione di Ginosa, ma anche di altri comuni interessati, ci pone di fronte ad una sfida:l’unione dei comuni nasce realmente per necessità o per far rinascere la Comunità Montana. Il dato è che la chiusura della Comunità Montana tarantina fa partorire l’idea di formare l’unione dei comuni. Le funzioni dei Comuni che passerebbero all’unione dei Comuni, dovrebbero essere infinite: si passa dal controllo di gestione finanziaria, formazione del personale, polizia municipale, cultura e promozione turistica ai servizi sociali, ed altri ancora, al contrario non si riesce a comprendere invece per quale motivo non si lascia gestire alla Provincia, che tra l’altro lo prevede la stessa Legge Regionale n. 36 del 19 dicembre 2008, Ente già dedicato a curare quelle funzioni. Proviamo a fare un po’ di conti, premesso che è stato sottoscritto un accordo, fra i Comuni aderenti, la quota di 0,70 €uro per abitante residente nel Comune alla data del 31/12/2008, che per Ginosa equivale a 15.855,70 €uro annui, tenuto conto che i Comuni aderenti dovrebbero essere 5,come da protocollo d’intesa(Ginosa, Laterza, Castellaneta, Mottola, Palagiano e Palagianello), si avrebbe una cifra più o meno di 80mila € annui. In sintesi, quali vantaggi porterebbero in termini di gestione associata di servizi se a mala pena si riuscirebbe a pagare i consiglieri e gli assessori, per non parlare del funzionamento della struttura. Senza risorse (strumentali) come farebbe a promuovere progetti per sfruttare la premialità messe a disposizione dagli Enti proponenti? Come non pensare in concreto che trattasi di sostituire la vecchia Comunità Montana tarantina con l’unione dei comuni dando sfogo alle logiche di spartizione di poltrone. In Consiglio comunale il 2 marzo ’09 il Gruppo Consigliare del Partito Democratico ha detto no alla rinascita della CASTA.
Proposto da: Piero Sannelli [Gruppo Consigliare PD Ginosa]
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Ultimo aggiornamento ( Sabato 25 Aprile 2009 12:44 )
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